Karpathy: 20 milioni vedono la curva dell'AI. E tu?
L'11 ottobre Karpathy ha riproposto un suo post sul divario di comprensione dell'AI e lo ha descritto come un imbuto a quattro gradini. In una PMI le persone stanno su gradini diversi e giudicano lo strumento da lì: prima di decidere budget e regole conviene sapere chi sta dove.

L'11 ottobre 2026 Andrej Karpathy, ricercatore di intelligenza artificiale tra i più seguiti, ha riproposto su X un suo post del 9 aprile, perché secondo lui il divario di comprensione sulle capacità degli LLM (i modelli linguistici come ChatGPT e Claude) si sta allargando. Oggi, scrive, è meno «due gruppi che parlano senza capirsi» e più un imbuto ripido (traduzione mia). Il suo conto a spanne ha quattro gradini. Circa sei miliardi di persone, il 75% della popolazione, hanno avuto pochissimo contatto con un LLM. Fra uno e due miliardi, il 20%, usano le versioni gratuite come un Google migliore o un aiuto per scrivere. Circa venti milioni, lo 0,2%, usano i modelli più avanzati in matematica e codice e vedono da vicino progetti da settimane o mesi che un agente chiude con un prompt. In cima restano circa cinquemila persone, lo 0,00006%, con accesso ai sistemi interni dei laboratori.
La lettura comoda è quella dei due schieramenti, con gli entusiasti in cima che hanno visto giusto e gli scettici in fondo che non hanno capito. A me interessa cosa dice l'imbuto di chi guarda. Karpathy presenta le cifre come stime, e le percentuali sommano circa il 95%: una parte della popolazione resta fuori dal conto, e il numero in cima non lo può contare nessuno da fuori. Le cifre danno un ordine di grandezza, e le ragioni che Karpathy indica reggono anche senza di esse.
Tre ragioni, e valgono anche in azienda
Karpathy ne indica tre. La prima è l'ambizione: l'impatto dell'AI cresce con la difficoltà di quello che le chiedi, e una domanda da un paragrafo non mette il sistema sotto stress. Chi la usa per riscrivere una mail vede un correttore molto bravo e lo descrive per quello che è.
La seconda è la «jaggedness», cioè l'irregolarità: le capacità sono più alte dove tutto è digitale, verificabile e redditizio, perché nascono dall'apprendimento per rinforzo su ricompense verificabili. Codice e matematica hanno una risposta che si controlla da sola, un contratto da rivedere o un cliente da convincere no, e questa estensione a un'azienda è una lettura mia. La terza è l'accesso, che può essere gratuito, a pagamento o interno ai laboratori. Chi dice che l'AI fa poco e chi dice che fa quasi tutto descrive il gradino da cui la guarda.
Nella stessa riunione ci sono tre gradini
Immagina un'azienda di stampaggio plastica di trentacinque persone, in Romagna. Il titolare ha provato la versione gratuita un anno fa e ne ha ricavato un riassunto discreto. L'ufficio acquisti paga un abbonamento e lo usa ogni giorno per le mail ai fornitori. Un ragazzo dei sistemi informativi ha affidato a un agente il riordino di un archivio di codici articolo, e il lavoro di una settimana si è chiuso in una sera. Lo scenario è ipotetico. Quando in riunione si parla di budget, di regole o di formazione, tre persone dicono «l'AI» e descrivono tre strumenti diversi, ciascuna con ragione sul proprio gradino.
Il rischio ha due direzioni. Se a decidere è chi sta al secondo gradino, l'azienda investe poco in una cosa che non ha mai visto lavorare davvero. Se decide chi ha visto la curva sul codice, si rischia di pretendere lo stesso risultato da un reparto dove nessuno può controllare l'output in cinque minuti. La deduzione è mia: nel post di Karpathy non c'è.
Per questo nei questionari che faccio compilare prima di un audit c'è una domanda sugli strumenti che ciascuno usa. Prima di decidere cosa proporre, mi serve sapere a che altezza dell'imbuto sta chi mi parla. Sulla differenza fra chi paga uno strumento e chi lo usa ho scritto qui, e su cosa vuol dire usarla sul serio qui.
Cosa farei domattina
Scegli cinque persone in azienda, te compreso, e chiedi a ciascuna di aprire lo strumento che usa e di mostrarti l'ultima cosa grossa che gli ha chiesto. Per ogni persona scrivi su un foglio tre righe: se il piano è gratuito o a pagamento, quanto tempo avrebbe richiesto quel compito a mano e come è stato controllato il risultato. Poi raggruppa le cinque schede per gradino, per esempio chi riscrive testi e chi affida a un agente compiti interi. Fra trenta giorni ripeti con le stesse persone e conta chi è salito. L'ultima volta che hai usato l'AI, le hai chiesto qualcosa di più grande di una mail?
(Fonti: Andrej Karpathy, post su X dell'11 ottobre 2026, che riprende quello del 9 aprile 2026. Il post originale non ho potuto aprirlo, perché X non si legge in automatico: le cifre, le tre ragioni e le espressioni riportate vengono da una sintesi in italiana che mi è arrivata e dalle cronache di Pasquale Pillitteri e di MarsBit (12 ottobre), con le traduzioni dall'inglese fatte da me. Karpathy presenta le cifre come stime a spanne. La somma delle percentuali, circa il 95%, è un calcolo mio.)
Domande frequenti
Se la curva la vedono in venti milioni, non conviene aspettare che lo strumento maturi?
Aspettare è una scelta legittima, a patto di sapere da quale gradino si decide di aspettare. Chi ha provato solo la versione gratuita ha visto la parte bassa dell'imbuto, e da lì giudicare il resto è come valutare un'officina da una foto dell'ingresso. Un confronto su un compito vero costa mezza giornata e dice se l'attesa ha ancora senso.
Le cifre di Karpathy sono affidabili?
Sono un conto a spanne, e lui le presenta così. Le percentuali sommano circa il 95%, quindi una parte della popolazione resta fuori dal conto, e il numero in cima, cinquemila, nessuno può verificarlo da fuori. Io le uso per l'ordine di grandezza e per la forma dell'imbuto. Il post originale non ho potuto aprirlo, quindi le cifre le riporto da cronache di terzi.
Devo arrivare al terzo gradino per decidere bene sull'AI in azienda?
No. A un titolare serve sapere a che gradino stanno le persone che gli portano un parere sull'AI, e chiedere a chi sta più in alto di dimostrare qualcosa su un compito vero, con un risultato che si possa controllare.