600 slide per sei ore di corso. Chi le monta?
Seicento slide per un corso da sei ore, cresciute a partire da cento. Il metodo con cui organizzo il materiale prima di montare una presentazione, e come la stessa logica vale per la presentazione aziendale che il tuo commerciale rifa ogni anno da zero.

«Hai paura di parlare davanti alla gente?» Me lo chiedono spesso, e la risposta è no. Mi piace stare in aula. La parte che mi metteva in difficoltà arrivava prima: i weekend chiuso in casa a montare le slide per i pomeriggi di formazione, tre ore per quattro incontri, una media di trecento slide a sessione. Per il corso più lungo, sei ore davanti a settantacinque imprenditori di PMI, sono arrivato a oltre seicento slide. Non tutte insieme: sono partito da cento e ho integrato pezzo per pezzo.
Il lavoro vero sta prima della sala
Chi non fa formazione pensa che la fatica sia parlare. La fatica è a monte, ed è sempre la stessa: trovare il materiale, sceglierlo, metterlo in ordine, controllare che il ragionamento fili dalla prima all'ultima slide. Case history mie, articoli, reel, immagini, video, prove, aggiustamenti. Da sbrocco.
Questa cosa non riguarda solo i formatori. Riguarda l'ufficio commerciale di un'azienda metalmeccanica che ogni anno rifà la presentazione per la fiera di settore e ogni anno riparte praticamente da zero, perché le foto dell'impianto nuovo stanno sul telefono del titolare, il video del collaudo l'ha girato il capo officina, i dati aggiornati sono in una mail di marzo e la vecchia presentazione è su un portatile che ha cambiato proprietario. Il lavoro non è creare: è ritrovare.
Cinquanta pezzi al mese, e un posto dove metterli
La differenza fra le mie prime seicento slide e quelle di oggi non sta nella grafica. Sta nel fatto che ho smesso di considerare il materiale una cosa che si cerca all'ultimo momento.
Ogni mese archivio una cinquantina di pezzi: note, test che ho fatto, esempi visti dai clienti, video, caroselli, immagini, appunti buttati giù dopo una riunione. Finiscono tutti nello stesso posto, dentro il mio spazio di lavoro. Sono materiale grezzo, non ancora slide, e va benissimo così. Quando arriva il momento di preparare un corso, non parto dal foglio bianco: parto da un magazzino che si è riempito da solo nelle settimane precedenti.
Per una PMI questo significa una cosa sola e molto poco tecnologica: decidere dove finisce il materiale prima di avere bisogno del materiale. Una cartella per prodotto, una per cantiere, una per fiera. Chi scatta la foto la carica lì e basta. Vale più di qualsiasi strumento ci metti sopra dopo.
Prima l'indice, poi si monta
Oggi la testa ce la metto ancora io, e il materiale lo scelgo io. Cambia il modo in cui lo organizzo. Apro Claude Code sulla cartella del mio workspace, dove sa già chi sono, cosa faccio e cosa ho consegnato in passato. E gli do un ordine di lavoro preciso, non una richiesta generica.
Prima: leggi tutto il materiale che ho archiviato e dimmi cosa ci sta dentro. Poi: questo è il target, questi sono imprenditori di PMI, hanno sei ore, definiamo l'indice. Poi: raggruppiamo gli argomenti, fammi la scaletta. Solo a quel punto si monta il primo blocco. Lo leggo, lo valido, correggo, chiedo consiglio su come dire meglio un passaggio, e si va avanti col secondo.
Nessuno di questi passaggi è magico. È la stessa sequenza che seguirei con un collaboratore bravo che ha letto tutti i miei appunti in mezz'ora invece che in tre giorni. La qualità di quello che esce dipende quasi per intero da quanto è pulito il magazzino di partenza e da quanto sei preciso nel dire a chi parli e quanto tempo ha.
Perché ho smesso di usare PowerPoint
Le presentazioni ormai le faccio in HTML. Due motivi pratici: pesano meno e mi lasciano fare quello che voglio. Animazioni, menu di navigazione fra i moduli, blocchi che compaiono quando servono. Cose che in PowerPoint mi costavano ore e che in Keynote sono fattibili ma dentro binari stretti. L'ultima animazione che ricordo di aver fatto in PowerPoint risale a dieci anni fa.
La parte interessante è che l'HTML, fino a poco tempo fa, era una barriera: se non sapevi scrivere codice, non era un'opzione. Oggi lo scrive l'assistente mentre tu decidi cosa dire. È lo stesso passaggio che vedo negli uffici tecnici delle aziende con cui lavoro: il vincolo non è più «non abbiamo nessuno capace di farlo», ma «nessuno ha ancora deciso che si fa».
Ne rimarrà uno solo, ma non è la domanda giusta
Sugli strumenti scherzo spesso citando Highlander: ne rimarrà solo uno. È uscito un modello nuovo, ne uscirà un altro fra tre mesi, e ogni volta qualcuno mi chiede se conviene cambiare. La differenza che vedo sul campo, dopo decine di aziende, sta altrove: in come imposti il lavoro, in quanto contesto hai messo a disposizione, in che struttura hai dato ai tuoi file.
Un imprenditore che compra la licenza migliore del mondo e la punta su una cartella disordinata ottiene risposte disordinate. Uno che ha messo in fila trenta documenti veri della sua azienda ottiene qualcosa di usabile anche con uno strumento mediocre. La leva è a monte, sempre.
Cosa farei domattina
Prenderei la prossima presentazione che qualcuno in azienda dovrà preparare, la fiera, il cliente grosso, la riunione con la banca, e invece di aprire PowerPoint aprirei una cartella con quel nome. Dentro ci butterei tutto quello che esiste già: la vecchia presentazione, le foto sul telefono, i tre dati aggiornati, il video del collaudo, la mail dove il titolare ha spiegato bene una cosa. Venti minuti di raccolta, niente ordine, niente estetica. Poi chiederei all'assistente di leggere tutto e proporre un indice per quel pubblico e per quel tempo. La misura è semplice: quante ore ci mette il tuo commerciale rispetto all'ultima volta. Ricontrolla fra trenta giorni quanti pezzi nuovi sono finiti in quella cartella senza che nessuno lo chiedesse. Quante volte, quest'anno, avete rifatto da zero una cosa che in azienda esisteva già?
(Da una nota vocale registrata tornando da un cliente, settembre 2026.)