Tremila miliardi fuori bilancio. E a te quanto costa?
Il 17 agosto il Wall Street Journal ha contato circa tremila miliardi di dollari di impegni sull'AI che non compaiono negli stati patrimoniali di nove grandi società tech. La domanda utile per una PMI non è se sia una bolla, è quanto stai già spendendo in AI senza averlo mai sommato.

Il 17 agosto 2026 il Wall Street Journal ha pubblicato un'analisi di Peter Rudegeair su nove grandi società tecnologiche. Il conteggio è questo: circa tremila miliardi di dollari di impegni fuori bilancio, in larga parte legati all'intelligenza artificiale. Dentro ci sono milleduecento miliardi di promesse di leasing non ancora avviate e millenovecento miliardi di impegni d'acquisto per hardware e altre voci. Nella stessa analisi si legge che Alphabet e Amazon hanno registrato di recente un flusso di cassa libero negativo, cioè hanno investito più cassa di quanta la gestione ne abbia prodotta.
Attorno a quel numero si è riacceso il dibattito su quanto sia gonfiata la corsa all'AI, che è una discussione per chi compra azioni. Per chi manda avanti un'azienda in Romagna ci sono due conseguenze più concrete, e la seconda è imbarazzante.
Perché quelle cifre stanno nelle note e non nel bilancio
Il meccanismo contabile è banale, e conviene averlo chiaro perché lo usi anche tu in scala ridotta. Un contratto di locazione entra nello stato patrimoniale quando decorre, cioè quando inizi a pagare il canone. Finché il data center è promesso e non ancora consegnato, quell'obbligo vive nelle note di bilancio come impegno futuro. Stessa cosa per gli ordini pluriennali di chip, costruzioni ed energia, che sono impegni d'acquisto e non debiti.
Niente di irregolare, e proprio per questo il numero è interessante: sono soldi già promessi, che nessuno vede guardando dove si guarda di solito.
La frase dell'articolo che vale la pena tenere è nell'attacco: ogni trimestre queste aziende dichiarano investimenti enormi, e quelle cifre non si avvicinano nemmeno a esprimere la spesa futura a cui si sono impegnate. Secondo le riprese di altre testate, che qui riporto per quello che sono, il capex dichiarato negli ultimi dodici mesi sarebbe intorno ai seicento miliardi, quindi il fuori bilancio varrebbe circa cinque volte tanto.
Chi ha promesso tremila miliardi dovrà farseli restituire da qualcuno
Da qui in avanti quella che segue è una mia deduzione, non un dato del Wall Street Journal, e la scrivo separata apposta. Un impegno di quella dimensione va ripagato con i ricavi dei prodotti che stiamo usando tutti, cioè abbonamenti, licenze per postazione e consumo a token. La direzione dei prezzi nei prossimi anni la decide quel conto, e la storia recente del software aziendale suggerisce come funziona: prima la funzione nuova è inclusa, poi diventa un piano superiore, poi il piano superiore aumenta.
Per una PMI la conseguenza operativa è una sola e riguarda i legami. Ogni processo che oggi funziona solo dentro un fornitore è una posizione che non potrai rinegoziare quando quel fornitore avrà bisogno di marginalità, poiché il costo di uscita l'hai costruito tu nel frattempo. Vale per i dati che hai caricato, per le automazioni scritte addosso a uno strumento, per le persone formate su un'interfaccia sola. È lo stesso ragionamento per cui conviene sapere a quale fornitore la tua azienda è legata, prima che la domanda te la faccia il rinnovo. Non è un buon motivo per stare fermi, ed è un ottimo motivo per tenere le procedure scritte fuori dallo strumento che le esegue, così che cambiare fornitore costi una settimana e non un anno.
Il fuori bilancio della tua azienda è più piccolo, e sta dalla parte opposta
Nelle PMI dove entro non trovo impegni nascosti nelle note. Trovo il contrario: spesa dentro il bilancio, già pagata, di cui non sa niente nessuno.
In un'azienda di forniture per la ristorazione professionale del cesenate, una settantina di persone, durante gli audit reparto per reparto è venuto fuori che molte persone non sapevano di avere già un abbonamento AI a pagamento, incluso nella suite aziendale, accessibile con la propria mail di lavoro. La responsabile della qualità stava raccontando che lo strumento le chiedeva di sottoscrivere un abbonamento, e le è stato fatto notare in diretta che l'azienda ce l'aveva già. La stessa scena si è ripetuta identica nel reparto preventivi.
Nel frattempo c'era chi si era pagato di tasca propria uno strumento che l'azienda gli aveva già messo a disposizione. Da lì è nata l'unica azione che serviva davvero, cioè la mappa di chi paga, chi accede, con quale piano e con quale contratto sul trattamento dei dati.
Il rovescio della stessa medaglia l'ho visto in un'agenzia di comunicazione romagnola dove ogni tanto vado a fare formazione. Trentotto persone, quattro abbonamenti condivisi da venti dollari, uno per reparto: quando finisci i crediti hai finito, e chi li consuma più in fretta va a chiedere l'accesso ai colleghi. Un secondo strumento era stato dismesso a gennaio perché non lo usava nessuno, e su trentotto persone nessuno sapeva cosa fosse una delle sue funzioni chiave.
La cifra che ha fatto dire di no all'ampliamento era cinquanta euro al mese, mentre quello che mancava davvero era la formazione che nessuno aveva deciso di fare. Il risparmio stava su una riga da cinquanta euro, il costo stava sulle ore di trentotto persone, e nessuno dei due numeri era mai finito sullo stesso foglio.
L'onestà su questa storia
Va detto come ho lavorato su questa fonte. L'articolo del Wall Street Journal è a pagamento e non l'ho letto per intero: quello che ho verificato parola per parola è il titolo, il sommario, l'attacco e il riepilogo automatico in tre punti che il giornale mette in testa al pezzo, da cui vengono i tremila miliardi, i milleduecento di leasing non avviati, i millenovecento di impegni d'acquisto e la nota sul flusso di cassa negativo di Alphabet e Amazon. Tutto il resto che circola in rete, compresi gli importi attribuiti alle singole società, l'ho trovato solo nelle riprese di altre testate, che in alcuni casi si contraddicono fra loro sulle stesse voci. Per questo qui non troverai la tabella azienda per azienda.
Aggiungo la cosa che di solito non si dice. Anche il numero grosso, preso da solo, dice poco senza il fatturato futuro che dovrebbe ripagarlo, e quello nessuno lo conosce, io per primo. Chi lo usa per annunciare il crollo e chi lo usa per annunciare il decollo stanno facendo la stessa operazione con lo stesso dato.
Cosa farei domattina
Apri un foglio e chiamalo censimento: ogni strumento di AI in uso, compresi quelli che nessuno ha autorizzato; chi lo paga, l'azienda o la persona con la sua carta; quale piano, perché su un piano consumer i tuoi documenti seguono altre regole; quante persone lo aprono davvero in una settimana. Chiedilo di persona, altrimenti la risposta è che non lo usa nessuno. Poi affianca la spesa annua alle ore che quegli strumenti ti hanno fatto risparmiare. Finché quei due numeri non stanno sulla stessa pagina, il fuori bilancio dell'AI ce l'hai anche tu, e il tuo lo sistemi in un pomeriggio.
(Fonte: Peter Rudegeair, «Why Big Tech's AI Spending Is $3 Trillion Higher Than It Seems», The Wall Street Journal, 17 agosto 2026, edizione cartacea del 18 agosto. I dati citati provengono dal riepilogo in tre punti in testa all'articolo e dall'attacco, entrambi liberamente accessibili; il corpo è riservato agli abbonati.)