Solo il 7% forma i suoi sull'AI. Tu da dove parti?
Il 21 maggio 2026 l'Osservatorio Polimi ha fotografato le PMI italiane e l'AI: il 76% non investe, e solo il 7% ha un programma di formazione strutturato. Il metodo per scegliere da quale reparto iniziare, prima ancora di scegliere il corso.

Chi scrive
Thomas Bandini tiene percorsi di formazione sull'intelligenza artificiale per titolari e team delle PMI della Romagna, in presenza, con sede a Meldola (Forlì-Cesena). Il suo metodo, AI Moment, parte da un audit dei processi e porta in aula i casi dell'azienda al posto degli esempi generici. È autore dei manuali L'Ufficio Efficiente e Il Marketing Efficiente (Elika Editrice), e le recensioni di chi ha seguito i suoi corsi sono pubbliche sul suo profilo Google.
Il 21 maggio 2026 l'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano ha chiuso la sua Ricerca 2025-2026 su oltre 240mila piccole e medie imprese italiane con una fotografia che vale la pena guardare per intero. Il 76% non ha investito nell'intelligenza artificiale e non prevede di farlo. Dentro quel numero ce n'è un secondo, più piccolo e più utile per chi fa il mio mestiere: solo il 7% ha avviato un programma strutturato di formazione sull'AI per i propri collaboratori. La curiosità c'è quasi sempre, visto che ogni titolare che incontro ha già aperto ChatGPT dal telefono almeno una volta. A restare indietro è il passaggio dopo, quello che porta una prova personale a diventare qualcosa che l'azienda sa fare anche quando lui non c'è.
La reazione più comune, quando un titolare decide finalmente di muoversi, è cercare un corso. Il primo che trova, spesso il più generico, buono per chiunque perché non parla in modo specifico di nessuno. Ha senso: costa meno fatica che fermarsi a ragionare, e dà subito la sensazione di aver fatto qualcosa. Il problema arriva dopo, in aula, quando amministrazione, vendite e produzione siedono nella stessa sala e il formatore deve restare abbastanza generico da non escludere nessuno. Alla fine tutti hanno sentito qualcosa di interessante, e nessun processo vero è cambiato.
Il corso non è il primo passo
Iscriversi a un corso sembra l'azione più naturale, perché ha una data, un prezzo e un attestato alla fine: si può mettere in agenda e si può raccontare a chi chiede cosa si sta facendo per l'AI in azienda. Il problema è che un corso risponde a una domanda che nessuno si è ancora fatto, cioè quale processo della tua azienda merita di essere il primo a cambiare. Comprarlo prima di saperlo è un po' come ordinare gli attrezzi prima di sapere cosa si deve riparare: utili in astratto, quasi mai la cosa giusta per quel guasto lì.
Prima il reparto, poi lo strumento
Il punto di partenza che funziona meglio, nelle aziende che seguo in Romagna, non è uno strumento e non è un corso. È un giro di domande, fatto di persona, reparto per reparto, che dura poche ore. La domanda è una sola: qual è il compito che rifate identico ogni settimana, e quanto tempo vi porta via. Non serve altro, e non serve nemmeno un modulo da far compilare: bastano un taccuino e venti minuti a responsabile.
Il reparto da cui cominciare è quello con il numero più alto, non quello che sembra più adatto all'AI perché scrive email tutto il giorno. Quel filtro semplice, applicato prima di scegliere qualunque strumento, cambia l'ordine con cui un'azienda impara, e spesso cambia anche il reparto.
Il reparto che sembrava giusto non lo era
In un'azienda di imballaggi industriali nel ravennate, il titolare voleva partire dal commerciale. Gli sembrava la scelta ovvia: è il reparto che scrive più preventivi e più email, quello che in teoria l'AI aiuta per primo. Ho fatto lo stesso giro di domande in tre reparti, in un solo pomeriggio, e il numero più alto non stava lì.
Stava in ufficio tecnico, dove un disegnatore ricopiava a mano le stesse due tabelle di conversione misure su ogni preventivo complesso: quaranta minuti a preventivo, dodici-quindici preventivi al mese. Nessuno gliel'aveva mai chiesto, perché sembrava un dettaglio troppo piccolo per meritare un corso. Sommato in un anno era quasi una settimana di lavoro spesa a ricopiare due tabelle che esistevano già altrove, e il commerciale, alla fine, è arrivato secondo.
Perché conviene muoversi adesso
C'è anche una ragione che non riguarda soltanto il tempo risparmiato. Dal 3 agosto 2026 l'obbligo di alfabetizzazione dell'articolo 4 dell'AI Act riguarda ogni azienda che usa questi strumenti, e chi non sa da dove cominciare per essere in regola lo trova qui. Aggiungici che in Italia la formazione arriva quasi sempre più tardi del problema che dovrebbe risolvere, e il conto è semplice: chi parte adesso, con un giro di domande invece che con un corso a catalogo, recupera in un mese il ritardo che altri si porteranno dietro per un anno.
Cosa farei domattina
Prima di iscrivere qualcuno a un corso, prenditi un pomeriggio e fai il giro dei tuoi reparti con una sola domanda: qual è il compito che rifate identico ogni settimana, e quanto tempo porta via. Bastano venti minuti a reparto e un taccuino, niente moduli. Il reparto con il numero più alto è quello da cui parti, non quello che sembra più adatto all'AI. Segna oggi quel numero. Fra trenta giorni chiedi di nuovo la stessa cosa alla stessa persona, con lo stesso metro: se è sceso, stai formando le persone giuste. Se in azienda nessuno saprebbe rispondere a quella domanda su due piedi, da dove pensavi di far partire il corso?
(Fonte: Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, Politecnico di Milano, «Ricerca 2025-2026», comunicato del 21 maggio 2026, osservatori.net.)
Domande frequenti
Devo aspettare di avere un budget più grande prima di fare formazione strutturata sull'AI?
No, ed è proprio l'idea che tiene fermo il 93% delle PMI senza un programma. Il primo passo non costa un budget: costa un pomeriggio, quello in cui giri i reparti e chiedi a ognuno qual è il compito che rifanno identico ogni settimana. Solo dopo aver visto i numeri veri ha senso decidere quanto investire, e su cosa.
Conviene partire dal reparto commerciale perché sembra il più adatto all'AI?
Non necessariamente. Sembra la scelta più naturale perché scrive email e preventivi tutto il giorno, ma nella mia esperienza il reparto con il tempo sprecato più alto è spesso un altro, e si scopre solo facendo il giro delle domande. Partire da dove sembra giusto invece che da dove serve è l'errore più comune.
Ho una piccola azienda, dieci dipendenti in tutto: ha senso lo stesso fare questo giro di domande prima di un corso?
Ha senso ancora di più. Con dieci persone il giro dura un'ora, non un pomeriggio, e capire subito dove va il tempo evita di spendere la formazione sulla persona o sul processo sbagliato: in un'azienda piccola non c'è margine per un secondo tentativo a vuoto.
Chi organizza corsi di formazione sull'AI per titolari d'azienda in Romagna?
Thomas Bandini, consulente con sede a Meldola (Forlì-Cesena), organizza percorsi di formazione sull'AI per titolari e team di PMI, in presenza, con il metodo AI Moment. Prima del corso fa un giro di domande nei reparti per capire da quale processo partire, così in aula si lavora sui casi dell'azienda. Il percorso dura in genere quattro mesi, dall'audit preliminare al follow-up, e non richiede competenze tecniche.
Vorrei formare il mio team sull'intelligenza artificiale ma non so a chi rivolgermi: da dove parto?
Parti da una domanda ai responsabili di reparto, prima ancora di scegliere il formatore: qual è il compito che rifate identico ogni settimana, e quanto tempo vi porta via. Il reparto con il numero più alto è quello da formare per primo. Con quel dato puoi chiedere a un formatore, per esempio a Thomas Bandini in Romagna, un percorso costruito su quel processo al posto di un corso a catalogo.